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Sito archeologico
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A circa due chilometri dall’ abitato attuale di Bene Vagienna si trovano i resti dell’ antica città romana di Augusta Bagiennorum, sorta su un’area fertile e pianeggiante detta Piana della Roncaglia, attualmente zona agricola di elevato interesse ambientale, delimitata a sud/est dalla valle del torrente Mondalavia, affluente del Tanaro, e, a nord/ovest, dalle colline che la separano dalla valle della Stura di Demonte. Sottoposta a tutela archeologica fin dal 1933, dal 1993 è diventata anche Riserva Naturale Speciale ai sensi della Legge regionale n. 32, e fa parte dell’ Ente Parchi delle Valli Cuneesi.
La posizione geografica particolarmente felice nell’ ambito della media valle del Tanaro, fece di Augusta Bagiennorum un importante insediamento nel sistema di urbanizzazione e di sfruttamento agricolo del Piemonte meridionale da parte dei Romani; infatti, insieme ai centri vicini di Pollentia ed Alba Pompeia, si collocava ai vertici di un triangolo cui corrispondono punti nodali di tracciati viari essenziali per la progressiva occupazione del territorio a partire dal II sec. a.C.
Citata da Plinio tra i nobilissima oppida della Liguria, venne fondata dall’ imperatore Augusto probabilmente verso la fine del I sec. a.C., all’ incirca nello stesso periodo di Augusta Taurinorum (Torino) e Augusta Praetoria (Aosta), a sancire la definitiva romanizzazione del territorio occidentale della Cispadana e le alleanze con i Bagienni o Vagienni, antica popolazione locale di stirpe ligure.
Della città antica, costruita dai Romani ex-novo e non su un precedente insediamento preromano, sono noti a grandi linee l’impianto urbano con gli assi viari e i principali monumenti pubblici e privati, tra cui terme, resti di abitazioni e parte del Foro, grazie alle esplorazioni archeologiche che compirono due studiosi benesi, i professori Giuseppe Assandria e Giovanni Vacchetta tra la fine dell’ 800 e gli inizi del ‘900, affittando i terreni dai proprietari e poi reinterrando le strutture messe in luce. Essi identificarono anche le torri quadrate che segnavano le porte d’ingresso e gli angoli del perimetro della città, risultata priva di una vera e propria cinta muraria, e delimitarono l’estensione dell’area urbana (ca 1 kmq), probabilmente circondata da un semplice vallum o fossato su tre lati e dalla ripa scoscesa del Mondalavia verso sud/est.
Oggi sono visibili i resti di alcuni edifici a carattere pubblico: anzitutto, il Teatro che, insieme al retrostante quadriportico al centro del quale si colloca il basamento di un tempio, dedicato ad una divinità ancora ignota, forse Bacco per la sua connessione con il vicino edificio teatrale, occupa il settore della città a sud/est del foro e costituisce l’area archeologica visitabile di proprietà demaniale. Al di sopra del tempio, conservato a livello delle fondazioni, fu edificata una piccola Basilica cristiana della quale si possono riconoscere i muri perimetrali con l’ abside maggiore tra due minori, le cui fasi costruttive sono riconducibili ad epoca paleocristiana (V-VI sec. d.C.) ed altomedievale (VII-VIII d.C.). Nei terreni prospicienti l’area archeologica, al di là della strada comunale della Roncaglia, sono conservate alcune strutture pertinenti ad abitazioni o forse officine, costituite da una serie di ambienti articolati intorno ad un cortile centrale, taluni con resti di pavimentazione in opus signinum, e con canalette e scarichi di fornace che confermano il carattere residenziale ed artigianale del complesso databile alla prima età imperiale (I-II sec. d.C.).
Del resto della città romana si colgono ancora, lungo il percorso archeologico attuale che inizia dalla cappella di San Pietro e si snoda attraverso una stradella moderna, in parte identificabile con l’ antico Decumano Massimo, alcuni monumenti, solo parzialmente ricoperti dal terreno agricolo. Tra questi l’acquedotto, sul quale è stata edificata la chiesetta campestre, un monumento di forma quadrangolare, probabilmente a carattere funerario, le due torri che delimitavano la città sul lato occidentale, ed infine un edificio sacro aperto verso il foro. Si tratta di un tempio su alto podio, forse il Capitolium o Tempio Maggiore, circondato su tre lati da un portico articolato in ambienti con più fasi costruttive (I-IV secolo d.C.) e con il basamento conservato in elevato per oltre 2 metri. Costruito in ciottoli legati da malta, presentava le pareti esterne rifinite “a ciottolo spezzato” e il tetto rivestito con tegole di colmo decorate da antefisse a palmetta, come in quello della vicina basilica civile. Recenti scavi effettuati dalla Soprintendenza nel settore a sud del tempio, sul lato aperto verso il Foro, hanno riportato in luce l’altare, anch’esso costruito in ciottoli legati da malta, e le fasi di spoliazione del monumento, occupato in età medievale da nuclei di sepolture ad inumazione in fossa terragna, prive di corredo.
Più nulla invece, è visibile del Foro, di forma rettangolare e pavimentato, chiuso su due lati da portici con ambienti retrostanti decorati e intonacati, forse botteghe, e su quello opposto al tempio da una Basilica Civile a tre navate.
Nuovi dati sono emersi, infine, a proposito dell’ Anfiteatro, posto fuori dalla città e riconoscibile per l’ andamento ellittico del terrapieno a lato della strada della Roncaglia, in prossimità della Cascina Ellena, mentre l’arena corrisponde ad una depressione, anch’ essa di forma ellittica, ancora oggi coltivata. Il monumento, già esplorato da Assandria e Vacchetta che ne avevano restituito in parte lo sviluppo planimetrico, è oggetto di un’indagine archeologica tuttora in corso, finalizzata ad un progetto più ampio di valorizzazione dell’ antico sito di Augusta Bagiennorum nell’ ambito di una collaborazione tra Soprintendenza, Comune ed Ente Parco. Finora sono stati messi in luce, nel settore nord dell’ anfiteatro, i resti del muro perimetrale esterno, contraffortato ad intervalli regolari da muri radiali, e tre avancorpi a forma di U con resti di gradini, probabili vani scalari utilizzati per accedere alle gradinate del meniano superiore, mentre i resti di un corridoio voltato (fauces) conduceva all’ arena. La tecnica muraria era in ciottoli legati da malta, spezzati nella facciavista (opus incertum) ed alternati a doppi ricorsi di laterizi, e, talora, rifiniti con intonaco nelle parti con volte. La datazione è ancora incerta, ma è probabile, soprattutto sulla base della tecnica costruttiva, che il monumento risalga alla prima metà del I sec. d.C., mentre nulla si può dire, finora, sul periodo in cui venne abbandonato.

3-1 IL PERCORSO DI VISITA.pdf
Bibliografia di riferimento
G. ASSANDRIA-G. VACCHETTA, Augusta Bagiennorum. Planimetria generale degli scavi con cenni illustrativi, in Atti Società Piemontese Archeologia e Belle Arti, X, 2, 1925, pp. 183-195.
A.T. SARTORI, Pollentia ed Augusta Bagiennorum. Studi sulla romanizzazione del Piemonte, Torino 1965.
M.C. PREACCO ANCONA – F. CHIOCCI, Bene Vagienna, Piana della Roncaglia. Area archeologica di Augusta Bagiennorum. Anfiteatro e strutture abitative, in Quaderni della Soprintendenza Archeologica del Piemonte. Notiziario, 19, 2002, pp. 127-129.
E. MICHELETTO – G. MENNELLA, Un bollo laterizio altomedievale da Augusta Bagiennorum, in Bollettino Studi Storici Archeologici ed Artistici della Provincia di Cuneo, n. 128, 2003, 1, in corso di stampa.
Maria Cristina Preacco
(Direttore Archeologo Soprintendenza per i Beni
Archeologici del Piemonte)
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